Dunkirk (2017)

Scritto da Elio Sbrocchi il 7 marzo, 2018

Dunkirk non è veramente un film di guerra, o almeno non è un film di guerra come gli altri. Sotto le bombe e la musica organica-industriale di Hans Zimmer, Dunkirk è il soggetto ideale per appagare l'ossessione della percezione del tempo di Nolan. Ma la complessità dell'artificio non contraddice mai l'emergenza delle emozioni. Esigente nella forma, tutto passa per l'immagine e il suono, Dunkirk è un oratorio profano eseguito in un limbo di sabbia, uno spazio di panico razionalizzato in cui resistere e attendere di conoscere la propria sorte. Sorte nelle mani dell'ineluttabile forza del mondo: il tempo. Per il regista inglese il film è il solo modo di controllarlo. Ed è esattamente quello che fa restituendo l'incredibile realtà dei soldati coinvolti nell'evacuazione di Dunkirk e trasformati, dalla natura del territorio e delle operazioni militari, in un bersaglio permanente. Alla maniera di Cobb (Inception), Tommy raggiunge la spiaggia col solo desiderio di ritornare a casa. Ma la spiaggia è un incubo fatale e surreale. Sabbia e uomini a perdita d'occhio. E tutta quell'acqua che rigetterà presto ogni tentativo di evasione, restituendo soltanto cadaveri. Proprio come gli abitanti di Gotham, tagliati fuori dal mondo da Bane (Il cavaliere oscuro - Il ritorno), i soldati sono condannati all'impasse sulla riva e dentro un film statico dominato dal conto alla rovescia fino alla prossima (alta) marea.