The Immature (2011)

Scritto da Elio Sbrocchi il 7 settembre, 2014

Paolo Genovese, alla seconda regia in solitaria dopo il proficuo tandem con Luca Miniero, stana un incubo ricorrente di molti, trasformandolo in commedia romantica e associandosi al gusto per il ripescaggio di quell'età liminale che da qualche anno impazza sui social network, causando reazioni di imbarazzo e vergogna ma anche e soprattutto divertimento e nostalgia. Il suo Immaturi si propone infatti di raccontare il grande freddo di una generazione che sulla carta non ha ragione di dirsi delusa, poiché si presume nata senza illusioni, relativista, accontentata o comunque capace di accontentarsi. Una considerazione discutibile, che val bene un film che l'argomenti, la confuti o l'approfondisca, ma Miniero non è Zanasi né Lucio Pellegrini e la sua è una commedia che bandisce per partito preso le amarezze e non mira né a commuovere né a far sbellicare ma cerca una terza via, un equilibrio e una felicità epicuree (per restare in tema). Un'opzione di per sé inattaccabile e persino ragionevolissima e auspicabile, nell'ottica di quel cinema medio nazionale tanto invocato per risollevare le sorti e i bilanci di casa e finalmente realtà, di questi mesi e di certi registi. Il film, dunque, è ben scritto (fatta eccezione per qualche voice over vuota e letteraria), ottimamente recitato, ben girato e confezionato, ma c'è un ma: se i protagonisti non mancano di convinzioni, mancano purtroppo di storie. Del loro passato, tanto idealizzato, non ci arriva nessuna avventura e spesso anche il presente è funzionale e posticcio. Se non ci fosse uno strepitoso Ricky Memphis, e con lui la sua esile vicenda, che coinvolge anche il personaggio della Bobulova, rimarrebbe poco, davvero troppo poco. A meno di non accontentarsi di un Epicuro banalizzato e farsi bastare l'attimo.